Accedi al sito
Serve aiuto?

Condominio Piazza De Marini 3

PALAZZO PENCO in Piazza De Marini 3

  • La Storia 

PALAZZO PENCO, Piazza Cinque Lampadi n. 14.Piazza De Marini n.3 - Costruito nel primo seicento, richiamava nelle facciate a piani multipli, elementi classicheggianti di derivazione alessiana. Nel luminoso cortile interno si affacciava la prima rampa di un mirabile scalone settecentesco, ricco di marmi, stucchi e scenografiche arcate. In armonia con questo scalone erano gli appartamenti interni e specialmente il secondo piano nobile.

Nell'incursione aerea del 15 novembre 1942 tutti i piani furono in gran parte distrutti e, poco dopo, in seguito alle piogge ed ai lavori di demolizione delle parti pericolanti, anche il monumentale scalone è crollato. È stato soltanto possibile salvare dalla totale demolizione il piano terreno con gran parte del maestoso atrio a colonne e il monumentale portale insieme ad una parte dei muri esterni del primo piano.

 

 

 

  • Il vincolo Storico Artistico:  Palazzo Penco fu inserito nell'elenco dei Rolli nel 1664 rilevandone la valenza artistica e architettonica.

Il 21-12-1951 a seguito della legge 1089 del 1939 è stato sottoposto al vincolo architettonico con la denominazione di Palazzo Penco. Il decreto definisce i resti bellici del Palazzo con le seguenti parole  :"....costituiscono un pregevole esempio di architettura del sec.XVII ed elemento fondamentale per l'ambito della Piazza Cinque Lampadi e della Chiesa S.Pietro in Banchi."

Il valore storico che ne tutelava i resti contribuì e in qualche modo impose una ricostruzione.

  • Ricostruzione

‚ÄčIl progetto per ricostuire il palazzo fu affidato nel 1951 a Eugenio Fuselli, architetto, (Varallo Sesia 1903 - Genova 2003), e portò alla sua abitabilità il 05 ottobre 1956.

Eugenio Fuselli nacque a Varallo Sesia nel 1903. Suoi primi maestri furono il padre, l'ingegner Carlo - autore di numerosi edifici di Genova al volgere del secolo fra Liberty e barocchetto - e Luigi Piccinato, animatore del Gruppo degli Urbanisti Romani (GUR). Nel 1926 Eugenio Fuselli si laureò in Ingegneria a Padova; nello stesso anno eseguì il suo primo progetto, un ponte sul Canal Grande agli Scalzi, a Venezia ed avviò la collaborazione alle attività teoriche e progettuali del Gruppo degli Urbanisti Romani, iniziando la lunga serie di concorsi per i Piani Regolatori Generali.
Nel 1929 sostenne l'esame di stato in Ingegneria e, l'anno successivo, l'esame di stato in Architettura per l'abilitazione all'esercizio professionale, quindi fece il servizio militare in Sardegna, durante il quale partecipò al concorso per la città-giardino di Marassi a Genova. Fece la conoscenza con Marcello Piacentini, che lo volle suo assistente alla Facoltà di Architettura e collaboratore nello studio dove era in corso, tra l'altro, il lavoro per l'ampliamento della Casa Madre dei Mutilati a Roma. Fuselli poi conseguì la libera docenza in Tecnica Urbanistica e, nel 1937, venne chiamato a tenere il corso di questa disciplina alla Facoltà di Ingegneria di Genova.
E' del 1931 il progetto per il concorso della Piazza a Mare, alla Foce del Bisagno, redatto in collaborazione con Ernesto Puppo e del 1935 il progetto per la Cassa di Risparmio e Monte di Pietà in Piazza della Vittoria a Genova.

Nel 1937 ottenne l'incarico per quella che sarebbe stata la sua opera più importante: la Casa del Mutilato di Genova.

Partecipò, inoltre, al concorso nazionale bandito nel 1938, per la progettazione dell'ospedale civico di Savona "Ippodamo e Galeno".
Nel 1939 Fuselli realizzò a Genova, su incarico dell'ammiraglio Rizzo, la Cassa Marittima Tirrena e partecipò al concorso per il progetto della nuova sede centrale di Roma dell'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, in collaborazione con A. Alliata.
Nel 1942, in una mostra dei minerale italiano, Fuselli curò la sezione dei marmi, ricostruendo una cava di marmi di Carrara presso il Circo Massimo e una fontana.
Durante la seconda guerra mondiale fu prigioniero nel lager M Stalag X-B di Lüneburg.
Tra le più importanti opere cui Fuselli abbia lavorato nel Dopoguerra si citano il "biscione" a Forte Quezzi, nel quartiere omonimo di Genova, nel gruppo coordinato da Luigi Carlo Daneri e il progetto per il Pronto Soccorso e nuovo Monoblocco per malati acuti dell'Ospedale civico San Martino di Genova.
Morì a Genova nel 2003.